LA DIETA IPERPROTEICA ED IL GENE FTO: COME NUTRIZIONE E GENETICA INTERAGISCONO NELLA REGOLAZIONE DELL’APPETITO

LA DIETA IPERPROTEICA ED IL GENE FTO: COME NUTRIZIONE E GENETICA INTERAGISCONO NELLA REGOLAZIONE DELL’APPETITO

È molto diffusa l’idea che una buona dieta per la perdita di peso debba essere composta principalmente da proteine, riducendo carboidrati e zuccheri in favore della carne e del pesce. Ed in molti soggetti una dieta di questo tipo porta a risultati notevoli e sul lungo termine anche ad una riduzione dell’appetito.

Ciò avviene perché il senso di sazietà, per ogni caloria assunta, fornito dalle proteine è maggiore rispetto a quello di carboidrati e grassi. Infatti, il consumo di proteine diminuisce il senso di fame, la motivazione a mangiare e ha come conseguenza un consumo di cibo minore rispetto a quando si assumono grassi e carboidrati.

I pasti altamente proteici hanno un effetto termogenico superiore nel periodo postprandiale rispetto a quelli ricchi di carboidrati, ciò significa che il dispendio di energia necessario all’organismo per la digestione è maggiore. Inoltre l’elevata sazietà indotta dalle proteine è stata fortemente connessa al rilascio di vari ormoni dall’intestino, che sono coinvolti nella regolazione del comportamento ingestivo, tra questi la grelina, il peptide YY (PYY), la colecistochinina (CCK), il glucagone-like peptide 1 (GLP-1).

I peptidi YY, CKK e GLP-1, rilasciati da diverse aree dell’intestino, agiscono come segnali a breve termine di sazietà e si è scoperto che sopprimono la fame e diminuiscono il consumo di cibo negli esseri umani. Al contrario, la grelina, un ormone di origine gastrica, stimola la fame e l’apporto di cibo e si ipotizza giochi un ruolo psicologico all’inizio del pasto.  

Alcuni studi hanno dimostrato che nelle diete altamente proteiche ciò avviene solo per i soggetti che hanno la variante sfavorevole A, nell’rs9939609 del gene FTO, che è strettamente correlato al senso di sazietà e di conseguenza al sovrappeso.

L’espressione del gene FTO, e quindi la quantità di RNA messaggero prodotta, sembra essere regolata dalla presenza e dalla quantità degli amminoacidi nell’organismo. A sua volta lo stesso gene potrebbe influenzarne i livelli cellulari.

È quindi plausibile che le proteine (fonti di amminoacidi) modifichino l’appetito in funzione dei loro effetti sull’espressione del gene FTO.

Sono necessari studi più approfonditi per esplorare come la variante genetica rs9939609 di FTO possa interagire con le proteine o gli amminoacidi nella determinazione dell’appetito, ma studi statistici sembrano già indicare vi sia una relazione e suggeriscono che gli effetti di FTO sull’adiposità siano dovuti, almeno parzialmente, al suo effetto sull’appetito.

Recenti studi hanno correlato il gene FTO anche alla grelina, il sopra citato ormone mediatore dell’appetito. Individui portatori della variante A hanno mostrato una maggiore diminuzione della fame quando si fa una dieta ad elevato contenuto proteico, e ciò probabilmente è dovuto ad una diversa espressione e metilazione dell’RNA.

Per questi motivi in presenza di dieta iperproteica, chi presenta queste varianti sembrerebbe avere una maggiore riduzione dell’appetito e di conseguenza un notevole miglioramento del BMI tramite questo tipo di dieta.

Ciò è stato testato statisticamente con uno studio condotto su 737 soggetti, che ha dimostrato che una dieta iperproteica diminuiva effettivamente l’appetito sul lungo termine solo negli individui con la variante rs9939609, mentre chi non portava tale allele ha avuto benefici molto ridotti.

Una dieta iperproteica, soprattutto se a ridotto contenuto di carboidrati, deve però essere prescritta da un professionista ed è necessario che il soggetto sia seguito in quanto in caso di predisposizione a disfunzioni renali potrebbe risultare dannosa. Esistono inoltre ipotesi che sostengono che per chi è predisposto, potrebbe aumentare il rischio di calcoli renali.

Di contro si è osservato un aumento dell’assorbimento del calcio a livello intestinale. La quantità di calcio assorbita è stata correlata con il rilascio dell’ormone paratiroideo, il quale viene utilizzato anche come terapia per l’osteoporosi in quanto stimola la sintesi di nuovo tessuto osseo. Ma vi sono ancora controversie in merito agli effetti di una dieta iperproteica sull’osteoporosi e serviranno ulteriori studi per capirne gli effetti sul lungo termine.

Di certo saranno necessari ancora numerosi studi per comprendere quali siano esattamente i vantaggi ed i rischi di una simile dieta. Ma è certo che la componente genetica sia di fondamentale importanza per valutarne di caso in caso non solo la fattibilità dal punto di vista della salute, ma anche quali potrebbero essere i risultati e se sia veramente la dieta ottimale per quel soggetto in base al suo DNA.

Per chi non porta la variante rs9939609 potrebbe infatti essere conveniente utilizzare un approccio differente.

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