COS’E’ LA CELIACHIA

COS’E’ LA CELIACHIA

Secondo il ministero della salute ad oggi in Italia ci sono 198.427 persone che soffrono di celiachia accertata, ed il 70% è rappresentato da donne. Non sono di certo poche, ma se pensiamo a quella che il ministero ritiene essere la reale incidenza di questo tipo di intolleranza i numeri aumentano esponenzialmente raggiungendo circa l’1% dell’intera popolazione. Infatti si stima che oltre 600.000 italiani soffrano di forme più o meno lievi, alle volte persino silenti o unicamente potenziali, di intolleranza al glutine.

Questa incongruenza fra il numero di soggetti celiaci stimati e quelli diagnosticati è dovuta alla natura di questa patologia che solo in alcuni casi si manifesta fin dalla nascita. Solo nei casi più gravi i primi sintomi emergono al momento dello svezzamento del neonato in forma di diarrea, crampi addominali, gonfiore e rallentamento della crescita.

In questo caso di parla di celiachia tipica o sintomatica: fin dalla nascita il bambino presenta i linfociti T ed i linfociti B reattivi al glutine, che in presenza di questa proteina attaccano e danneggiano i villi intestinali limitando o impedendo l’assorbimento dei nutrienti. In questi casi la celiachia può portare a forme di malnutrizione fin dall’infanzia, perché danneggiando l’intestino impedisce l’assorbimento degli alimenti compromettendo lo sviluppo del bambino.

Ma nella maggioranza dei casi (oltre il 90%) la celiachia viene diagnosticata in età pre-adolescenziale o adulta, ovvero dopo i 10 anni di età, e comincia a manifestarsi con sintomi alle volte non prettamente gastrointestinali come mal di testa, afte nella bocca e nel cavo orale, formicolio a mani e piedi, vomito, stanchezza, dermatite, oltre ai più comuni dolori addominali. Questa tipologia viene definita celiachia atipica: è più difficile da diagnosticare e non è raro che il paziente venga indirizzato verso un gastroenterologo solo in un momento successivo e dopo un ampio spettro di analisi endocrine o persino neurologiche. Di fronte ad un mal di testa e ad una debilitazione diffusa, sembra quasi impossibile risalire alla causa nella celiachia, almeno finché i sintomi non si aggravano ed emergono anche problemi gastro-intestinali.

Il ventaglio di sintomi che tale intolleranza può causare è estremamente ampio e varia da soggetto a soggetto, motivo per cui è spesso difficile identificare la patologia finché quest’ultima non si inasprisce o il medico curante non si imbatte casualmente nella rilevazione dei caratteristici linfociti T e B durante analisi del sangue o esami generici, o finché il paziente non decide di effettuare un test del DNA individuando così una predisposizione genetica alla celiachia, per effettuare poi ulteriori accertamenti specifici.

Non è raro inoltre che la celiachia sia silente, ovvero che il paziente presenti gli anticorpi reattivi al glutine ed un’atrofia dei villi intestinali ma non i sintomi sopra descritti. In questo caso è particolarmente complesso individuare la patologia poiché il soggetto è apparentemente in salute ma all’interno del suo organismo è già in atto il danneggiamento della mucosa gastrica che potrebbe portare ad una diminuzione dell’assimilazione dei nutrienti dal cibo ingerito e quindi a problemi di salute sul lungo termine correlati a carenze alimentari.Esiste inoltre la celiachia unicamente potenziale, ovvero senza che sia in atto un’alterazione significativa della mucosa gastrica, ma che potrebbe manifestarsi in un momento successivo della vita del paziente.

Risulta quindi chiaro il motivo per cui ci sia così tanta differenza fra i casi accertati e quelli stimati: poiché spesso non è semplice risalire alla celiachia come causa di sintomi che sembrano avere poco o nulla a che fare con un’intolleranza. L’elevata problematicità della celiachia è dovuta anche alla massiccia ed estremamente frequente presenza di glutine in una grande maggioranza degli alimenti presenti in commercio: oltre ai più palesi derivati della farina come il pane o la pasta, orzo, kamut e la maggioranza dei cereali, è possibile trovare tracce di glutine anche in numerosi insaccati, carni lavorate, svariati sughi confezionati, panna, formaggio a fette, yogurt, frutta secca o candita, numerose bevande anche a gusto frutta, molteplici tipologie di birra e molto altro ancora.

Fortunatamente negli ultimi anni è aumentata molto la sensibilità nei confronti della celiachia ed i prodotti consumabili anche dai soggetti che ne soffrono sono sempre più numerosi. Ma cerchiamo di comprendere meglio che cosa sia questa misteriosa intolleranza tanto diffusa da spingere molte industrie alimentari a creare intere linee di prodotti con l’etichetta “gluten-free”.

La celiachia è una malattia auto-immune, ovvero causata da un’eccessiva reazione degli anticorpi (i già citati linfociti T e B) presenti nel nostro organismo che nel tentativo di eliminare la gliadina (una proteina contenuta in cereali come frumento, orzo, avena, farro, segale, kamut, spelta e triticale), finiscono per danneggiare la mucosa intestinale ed i villi in essa presenti.

È però necessario sottolineare la differenza tra la celiachia e l’allergia al glutine: in quest’ultima non sono presenti i linfociti responsabili dell’atrofizzazione dei villi ma unicamente degli anticorpi anti-gliadina, e si può manifestare anche come allergia da contatto o da inalazione, ovvero come orticaria, dermatite, rinite, asma, etc..

Una differenza sostanziale fra le due forme di reattività al glutine è la posologia: essendo la celiachia una malattia auto-immune non esistono farmaci in grado di contrastarla o alleviarne i sintomi e l’unico metodo per affrontarla è seguire un regime dietetico rigorosamente gluten-free. Nel secondo caso, anche se sarebbe preferibile evitare gli alimenti contenenti glutine, è possibile assumerne una quantità che può variare a seconda del soggetto e della sua sensibilità ed all’occorrenza ricorrere all’utilizzo di antistaminici.

Per diagnosticare la celiachia  è necessario eseguire un’analisi del sangue alla ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi che vengono prodotti quando vengono ingeriti alimenti contenenti glutine. Non è quindi possibile effettuarla in concomitanza ad una dieta gluten-free ed esiste inoltre la possibilità che il 5-10% dei pazienti mostri un falso positivo in presenza di infiammazioni intestinali di altra natura.

Un’ulteriore possibilità è rappresentata dall’analisi del DNA del paziente che rileva una predisposizione alla celiachia. Si tratta infatti di una patologia con una forte componente genetica, come dimostrato dallo studio su casi di gemelli omozigoti nei quali la concordanza è superiore al 85%, ed è stato dimostrato essere correlata agli antigeni HLA-DQ2 e HLA-DQ8. Il 30% della popolazione presenta queste varianti ed è quindi predisposta geneticamente alla celiachia, anche se alcuni non la svilupperanno mai. Ma se le varianti sono assenti è quasi impossibile sviluppare la patologia, il test del DNA può quindi escludere definitivamente la celiachia in caso di difficoltà diagnostiche e individuare una predisposizione all’interno di un gruppo familiare.

Un’ulteriore analisi non solo utile, ma indispensabile per la diagnosi, è la biopsia intestinale che consente di individuare l’atrofizzazione dei villi. È una via auspicabile solo in caso di forte sospetto clinico in quanto è una tecnica invasiva, ma permette tramite l’osservazione diretta di stabilire non solo la presenza della malattia, ma anche il suo stadio clinico, ovvero il livello di atrofizzazione.

Spesso è sufficiente un regime alimentare adeguato per ripristinare la salute della mucosa intestinale ed impedire che i sintomi insorgano nuovamente, ma essendo la celiachia una malattia cronica e correlata a numerose complicanze come sclerosi, tumori, diabete, disfunzioni tiroidea, e molte altre, è necessario essere costantemente seguiti da un esperto ed effettuare visite mediche ad intervalli regolari.



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