FAME NERVOSA E GENETICA: ECCO PERCHE’ TENDIAMO AD ABBUFFARCI

FAME NERVOSA E GENETICA: ECCO PERCHE’ TENDIAMO AD ABBUFFARCI

L’origine etimologica del termine stress è latina e deriva dalla parola strictus, participio di “stringo”, i cui significati sono: stringere, stroncare, tagliare, fino a raggiungere ai nostri giorni il significato che, nell’accezione popolare, collega il vissuto di stress a quello di stanchezza o di uno stato di sopportazione e di tensione che sembra costringerci alla passività.

In altre e più comuni circostanze con il termine “stress” si indica uno stato di tensione nell’individuo causato da un insieme di stimoli e fattori ambientali. Spesso viene utilizzato per esprimere condizioni psicobiologiche con connotazioni negative e connesso a tutta una serie di fattori indicanti un malessere generale dell’individuo.

Ma in medicina per “stress” si intende la risposta dell’organismo ad ogni stimolo o richiesta di modificazione effettuata su di esso.

Nel 1927 W.Cannon propose per la prima volta una definizione scientifica del termine in medicina e biologia introducendo il concetto di reazione di allarme e analizzandone gli aspetti psico-neuroendocrinologici (attivazione della midollare del surrene) e utilizzandolo successivamente con il significato di “stimolo” fino ad arrivare al concetto di “Livello Critico di Stress” che sarebbe il massimo livello di adattamento raggiungibile e tollerabile per i meccanismi di compenso fisiologici operanti nell’individuo.

Lo psichiatra italiano Paolo Pancheri definisce lo stress come “la risposta dell’organismo ad ogni richiesta di modificazione effettuata su di esso”. Il concetto di stress esprime, quindi, proprio questa condizione adattiva dell’interazione dell’uomo con l’ambiente e nelle sue diverse connotazioni può assumere significati diversi: uno stimolo nocivo, una risposta dell’organismo ad uno stimolo basata sulle specifiche modalità reattive dell’organismo stesso, una potenzialità di patologia.

Esiste un fortissimo collegamento tra lo stress ed il comportamento alimentare, dalla più comune obesità sino ad un ventaglio di disturbi alimentari di varia entità e gravità. Mangiare è infatti un potente antistress, è il metodo più veloce e apparentemente più indolore per sentirsi meglio e compensare così alle carenze emotive. 
Dal punto di vista biologico quando i livelli di stress ambientale diventano alti, l’organismo risponde producendo elevate quantità di cortisolo, responsabile dello stato di ansia, paura e panico. L’aumento di cortisolo determina una maggiore richiesta da parte dell’organismo di cibi ricchi in zuccheri e grassi, in modo da ricevere più energia per far fronte alla reazione di “lotta e fuga”, oltre che per procurare un maggiore stato di benessere immediato all’organismo. Di conseguenza maggiore è lo stress e maggiore è la probabilità che si inneschi il meccanismo della fame emotiva, che inevitabilmente porta ad un aumento incontrollato di peso.

Concludendo si potrebbe affermare che una delle principali cause di un comportamento alimentare scorretto si può attribuire alla cattiva gestione delle emozioni

Se definiamo lo stress come “la risposta dell’organismo ad ogni richiesta di modificazione effettuata su di esso”, risulta evidente che anche l’adozione di un nuovo regime alimentare potrebbe essere uno stress per l’organismo in quanto richiede all’organismo di adattarsi al nuovo stile alimentare.

Ecco qui che anche il semplice seguire una dieta corretta ed equilibrata rappresenta una fonte di stress per gli individui geneticamente predisposti a percepire alti valori di stress.
Conoscere in anticipo le varianti genetiche (5HTT e MC4R) legate alla percezione dello stress potrebbe permettere al professionista della nutrizione di ricorrere all’utilizzo di particolari interventi dietetici mirati e personalizzati più o meno “stressanti” a seconda del soggetto.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che pazienti che possiedono la variante sfavorevole del “gene della serotonina” (5HTT) necessitano di regimi dietetici meno restrittivi ed il professionista della nutrizione dovrà concedere loro più possibilità di “sgarrare” dalla dieta rispetto alla norma.
Questo perché le persone di questa tipologia, più predisposte a reagire negativamente ai cambiamenti, se “costrette” entro limiti dietetici troppo restrittivi in relazione alla loro abituale alimentazione, reagiranno in modo del tutto opposto rispetto all’obiettivo: rifiuto di seguire la dieta, perdita di compliance verso la terapia, sviluppo di avversione verso l’alimentazione.

Lo stress sembra essere infatti tra i fattori psicologici attivanti una condizione di disturbo del comportamento alimentare. In particolare è stato osservato come nei Binge Eating Disorders (disturbi da abbuffata compulsiva) e negli attacchi bulimici in soggetti già predisposti (dieters), particolari condizioni di stress e depressione attivavano il desiderio di assumere cibo.

In questa ottica la reazione sarebbe quella di disinvestire le abilità cognitive più astratte per impegnarle in qualcosa di più immediato e concreto quale è quella dell’attenzione nei confronti del cibo. Il binge eating sarebbe quindi la risultante di questo meccanismo difensivo di disattivazione di meccanismi cognitivi più complessi alcuni dei quali vengono anche implicati nel controllo dell’assunzione di cibo in vista di obiettivi superiori, compresi quelli che generalmente provvedono al controllo degli impulsi, al mantenimento del peso.

Concludendo si potrebbe affermare che una delle principali cause di un comportamento alimentare scorretto si può attribuire alla cattiva gestione delle emozioni: chi è geneticamente più predisposto ad adattarsi allo stress o comunque chi ha imparato a controllare e gestire lo stress e le emozioni non ha problemi di peso, perché sa ascoltare il proprio corpo, riconoscere le proprie emozioni e sa rispondervi adeguatamente.

Per questo motivo potrebbe essere molto importante conoscere le varianti genetiche relative ai fattori comportamentali ed emotivi rappresentati ad esempio dai polimorfismi dei geni 5HTT e MC4R.
Per ogni individuo geneticamente predisposto a subire lo stress in maniera negativa dovrebbe essere messo a punto un lavoro su sé stesso per raggiungere un benessere psicofisico accettabile. Questo percorso potrebbe partire dalla consapevolezza delle proprie azioni e da una sana e corretta alimentazione. Inoltre, il professionista della nutrizione dovrebbe tenere conto di queste informazioni per impostare una dieta o regime alimentare adeguato.

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