Autore: Emily Aldrighetti

ALLERGIE ED INTOLLERANZE: SAPRESTI DISTINGUERLE?

ALLERGIE ED INTOLLERANZE: SAPRESTI DISTINGUERLE?

Si parla spesso di allergia ed intolleranza alimentare: oramai su tutti gli alimenti sono indicati gli allergeni ed oltre al disturbo clinico sembra essere sempre più diffusa la “moda” alimentare del gluten-free o dell’alimentazione senza lattosio. Ma sapresti spiegare cosa sono veramente allergia ed intolleranza, […]

DERMATITE ED ALLERGIA AL NICHEL, COME IL GENE FLC AUMENTA LA SENSIBILITÀ DELLA PELLE

DERMATITE ED ALLERGIA AL NICHEL, COME IL GENE FLC AUMENTA LA SENSIBILITÀ DELLA PELLE

Le reazioni allergiche da contatto, i disturbi sistemici come orticaria, eczema, o i disturbi gastrointestinali sono abbastanza comuni nella popolazione. La dermatite atopica, ad esempio, è una infiammazione cronica della pelle molto diffusa a livello mondiale (colpisce circa il 17% dei bambini e il 9% degli […]

L’ALLERGIA AL NICHEL FRA DATI E INCERTEZZE

L’ALLERGIA AL NICHEL FRA DATI E INCERTEZZE

Il Nichel è un metallo particolarmente allergenico. Si stima che a seconda dei paesi, una percentuale fra il 4% ed il 13,1% della popolazione sia particolarmente sensibile a quest’elemento, con una diffusione maggiore fra le donne dove la percentuale sale ad una media del 10%. La frequente esposizione al Nichel causa inoltre una maggiore sensibilità: infatti il 27-38% dei parrucchieri, frequentemente a contatto con prodotti di cosmesi che ne contengono un’elevata quantità, diventano col tempo allergici al Nickel.

Esistono due forme di allergia:

  • La dermatite allergica da contatto che si manifesta con arrossamento della pelle, prurito, orticaria, dopo aver maneggiato monete, chiavi, gioielli, o aver indossato orecchini contenenti Nickel
  • L’allergia sistemica al Nichel che oltre a presentare sintomi cutanei può anche causare problemi gastointestinali, respiratori e neurologici

La seconda tipologia è particolarmente ostica da contrastare, poiché il Nichel è naturalmente contenuto in tutti gli alimenti, anche se in quantità più o meno elevata. La difficoltà nella diagnosi e nello studio di questa patologia deriva quindi dal fatto che è impossibile condurre una dieta completamente priva di Nichel, e la sensibilità varia moltissimo da soggetto a soggetto.

Tendenzialmente si suggerisce ai soggetti allergici di condurre una dieta povera di Nichel, ma anche questo consiglio non è semplice da seguire dato che non è possibile conoscere l’esatta quantità di questo metallo contenuta negli alimenti che ingeriamo. Non conoscendo la quantità di Nichel assunta, diviene impossibile anche misurare con esattezza la soglia di tolleranza dei soggetti allergici, e quindi stimare cosa possa significare condurre una “dieta povera di Nichel” che potrebbe effettivamente giovare al paziente.

La difficoltà nello stabilire la quantità dell’allergene presente negli alimenti è dovuta al fatto che è estremamente variabile. All’interno di frutta e verdura è fortemente influenzata dalla quantità contenuta nel terreno, dall’utilizzo di pesticidi e concimi sintetici, dalla vicinanza dell’area agricola a siti industriali, dalla presenza di rifiuti nelle zone limitrofe, ed alcuni studi hanno ipotizzato che persino la stagione di produzione dell’alimento possa giocare un ruolo rilevando che la concentrazione di Nichel aumenta durante la primavera e l’autunno e diminuisce in estate.

Generalmente la carne e le uova ne contengono una quantità minore rispetto a frutta e verdura. Così come il pesce ad eccezione del tonno, del salmone, dei frutti di mare, dello sgombro e delle aringhe. Ma anche questi valori sembrano essere troppo variabili per stilare una dieta univoca.

Analizzando numerosi studi sulla questione saltano subito all’occhio le contraddizioni fra una dieta suggerita e l’altra. C’è chi dice che le carote siano assolutamente da evitare, chi invece le inserisce nell’alimentazione a basso contenuto di Nichel; chi afferma che le pere siano vietate, chi invece le concede.

Riportiamo qui una tabella di confronto fra le varie fonti che hanno studiato approfonditamente l’argomento, per mostrarvi come sia impossibile dire “gli asparagi assolutamente no!”

Inoltre alcuni ritengono che vi siano altri fattori da tenere inconsiderazione, come ad esempio gli utensili utilizzati in cucina: non devono essere metallici in quanto durante le preparazioni potrebbero rilasciare Nichel.

L’utilizzo di acqua dal rubinetto: secondo alcuni andrebbe lasciata scorrere qualche minuto prima di berla dato che la permanenza nelle tubature (quindi a contatto con del metallo) ne aumenterebbe i livelli, ed andrebbe inoltre limitata l’ingestione a stomaco vuoto.

O la tipologia di conservazione dell’alimento: sarebbe da evitare lo scatolame, preferendo invece cibo preconfezionato conservato in vetro o plastica.

È evidente che a seguire tutti questi consigli chi è allergico dovrebbe vivere di albicocche ed acqua in bottiglia, e sarebbe davvero complesso.

Cerchiamo quindi di stilare una lista degli alimenti che sono mediamente considerati ad alto contenuto di Nichel dalla maggioranza degli studi effettuati, e sui quali tutti (o quasi) concordano.

Sono assolutamente da evitare:

  • Ceci
  • Cacao e cioccolato
  • Crostacei
  • Fagioli
  • Farina integrale
  • Frutta secca
  • Avena
  • Piselli
  • Frutti di mare
  • Pomodori
  • Liquirizia
  • Soia (in tutte le sue forme)
  • Spinaci
  • The
  • Cibo in scatola
  • Acqua del rubinetto
  • Vitamine contenenti Nichel
  • Lenticchie

Vi sono poi alcuni suggerimenti per ridurre il livello di assimilazione del Nichel da parte dell’organismo, come assumere vitamina C in concomitanza del pasto dato che sembra ridurre il livello di assorbimento. Sembra che anche condurre una dieta ricca di ferro possa aiutare, poiché è un inibitore competitivo, ovvero prende il posto del Nichel all’interno del nostro corpo.

Santucci nel suo studio ha inoltre osservato che un lento e graduale aumento nell’assunzione quotidiana di Nichel da parte di soggetti allergici può portare ad un innalzamento della soglia di tolleranza, rivelando la possibilità di un graduale adattamento alla sostanza. In particolare ad inizio studio l’88% dei soggetti da lui testati mostrava reazioni ad una quantità di Nichel pari a 1 mg, ma con un graduale incremento della dose quotidiana da 0,3 mg per un mese,innalzandola poi a 0,6 mg per un altro mese ed infine a 1, ha mostrato come a fine studio solo il 12% mostrava una reazione allergica. Ciò indicherebbe che un graduale aumento dell’esposizione potrebbe alzare la soglia di tolleranza al Nichel.

Tendenzialmente una dieta viene considerata ricca di Nichel se la quantità supera lo 0,55 mg, ma una piccola percentuale di soggetti sensibili reagisce anche ad un’alimentazione povera di Nichel. Il 30% dei soggetti osservati ha le prime manifestazioni allergologiche già con una quantità di 0,3 mg, mentre la maggioranza (il 70%) comincia a mostrarle con 0,4 mg di Nichel.

Ad oggi non sono ben chiare le cause che sottostanno a questa allergia, ma recenti studi hanno rilevato che potrebbe essere coinvolto il gene FLG responsabile della produzione della filaggrina. Quest’ultima è una proteina particolarmente importante per la pelle e per la sua funzione di barriera, infatti di fronte ad una scarsità di filaggrina si può presentare la dermatite atopica, l’asma, e la rinite allergica, ovvero alcuni dei sintomi più comuni dell’allergia al nichel.

CELIACHIA E GLIFOSATO

CELIACHIA E GLIFOSATO

La celiachiaè una patologia da tempo conosciuta ma che solo da pochi anni a questa parte ha cominciato ad essere compresa ed adeguatamente affrontata, anche a causa del notevole aumento dei casi accertati. In Italia solo nel 2016 è stata diagnosticata a 15.569 nuovi pazienti,ben 5000 […]

COS’E’ LA CELIACHIA

COS’E’ LA CELIACHIA

Secondo il ministero della salute ad oggi in Italia ci sono 198.427 persone che soffrono di celiachia accertata, ed il 70% è rappresentato da donne. Non sono di certo poche, ma se pensiamo a quella che il ministero ritiene essere la reale incidenza di questo […]

ALIMENTAZIONE GLUTEN-FREE

ALIMENTAZIONE GLUTEN-FREE

La celiachia è una malattia auto-immune che costringe il soggetto che ne soffre a prestare particolarmente attenzione alla propria dieta ed agli alimenti ingeriti. Non è semplice identificare tutti i cibi che contengono glutine poiché spesso si trovano delle tracce di gliadina anche nei prodotti più insospettabili.
Vediamo quindi assieme quali sono gli alimenti a cui prestare attenzione, quali quelli assolutamente da evitare e quali invece sono sicuri per i soggetti celiaci.

  • Non tutti i cereali sono da eliminare: riso, mais, miglio, grano saraceno, quinoa, teff e sorgo sono tutti cereali senza glutine molto preziosi per la dieta poiché contengono sostanze nutritive indispensabili per l’organismo.
    Il riso ed il mais sono certamente i due prodotti più diffusi fra quelli presenti in questa lista: il primo è un alimento ad alta digeribilità, regolatore della flora intestinale e ad alto contenuto di potassio, il secondo è ricco di acido folico (conosciuto anche come vitamina B9) indispensabile per le donne in gravidanza e di vitamina B1 che ha il compito di convertire il glucosio in energia utilizzabile dall’organismo.
    Il miglio è molto utilizzato come farina per i prodotti da forno, anche se quando si acquistano biscotti o schiacciate a base di miglio è necessario porre attenzione agli altri ingredienti indicati sull’etichetta poiché in alcuni casi potrebbero essere presenti lieviti di origine differente dato che il miglio non è adatto alla panificazione.
    Il grano saraceno ha un apporto calorico simile a quello del grano duro, è quindi una valida alternativa a quest’ultimo come fonte di carboidrati, ed ha inoltre un elevato contenuto di potassio e di vitamina B2.
    La quinoa è un cereale che sta avendo sempre maggiore diffusione in Italia, ottimo per le sue proprietà nutritive ed il suo apporto calorico, contiene infatti vitamina B, vitamina E, vitamina C, fibre, magnesio, sodio e ferro, rendendolo un sostituto ideale per il grano duro.
    Il teff ed il sorgo sono meno conosciuti, ma il primo ha un apporto particolarmente alto di fibre, sali minerali e vitamine, con un basso apporto glicemico, mentre il secondo è altamente digeribile e ricco di vitamina B3 e vitamina E. (ARTICOLO SUI PRINCIPI NUTRITIVI?)
    Assolutamente da evitare sono invece frumento, orzo, segale, farro, avena, spelta, seitan, cous cous, kamut® e triticale e tutti i loro derivati.
  • La carne ed il pesce, sia fresco che congelato ma non lavorato, sono alimenti sicuri, mentre va prestata attenzione a tutti gli insaccati ed i salumi come la salsiccia, il prosciutto cotto, la bresaola etc.. (ad eccezione del prosciutto crudo), in quanto nel processo di lavorazione vengono spesso contaminati.
  • Sono privi di glutine le uova e tutti i formaggi freschi e stagionati, mentre la panna e lo yogurt vanno assunti solo se al naturale. Tutti i latticini aromatizzati, il formaggio a fette, quello spalmabile o light, numerosi dolci al cucchiaio, yogurt gusto frutta, panna vegetale o montata e besciamella contengono tracce di glutine derivate dalla lavorazione e dal processo di addensamento, bisogna quindi prestare molta attenzione alle etichette e cercare il bollino spiga barrata o gluten-free.
  • Tutta la frutta e verdura, fresca e surgelata, non sottoposta a lavorazione è assolutamente sicura, così come i legumi. Ma sono a rischio tutti i prodotti precotti che vengono spesso mescolati con altri ingredienti, ed alcuni tipi di frutta secca come i fichi che vengono infarinati per migliorarne la conservazione. Assolutamente sicura è la frutta secca a guscio come noci, nocciole, mandorle e simili.
  • Sono a rischio numerose salse e condimenti come la margarina, la maionese, il ketchup e la salsa di soia, mentre sono sicuri il burro e gli olii vegetali. A rischio inoltre confetture, marmellate, cioccolato e tutti i suoi derivati.
  • Il glutine è molto utilizzato nelle lavorazioni alimentari industriali come addensante, motivo per cui è spesso presente nei sughi pronti ed in minestroni e zuppe. Ha funzione elasticizzante poiché dona viscosità ai composti consentendo di impastarli e rendendone possibile la lievitazione, ed è quindi aggiunto spesso in prodotti da forno lievitati anche se a base di cereali che in natura non conterrebbero glutine.
  • Per quanto riguarda le bibite è assolutamente vietata la birra e tutti i succhi e bevande gassose, light o con aromi o conservanti aggiunti. Sicure invece quelle al naturale, the, tisane, e caffè non solubile, vino e prosecco.

I prodotti in commercio possono riportare il bollino “spiga barrata” se certificati dall’AIC (Associazione Italiana Celiaci) o il bollino “prodotto senza glutine” se sostitutivo dei normali prodotti da forno ma nella variante gluten-free.
Per tutti gli alimenti che non riportano queste diciture è consigliabile prestare attenzione e leggere attentamente l’etichetta, e prediligere ove possibile prodotti freschi o non lavorati per evitare alimenti che potrebbero anche solo essere contaminati con il glutine poiché prodotti in uno stabilimento che utilizza farine di altro genere.
Per maggiori informazioni rinviamo ad prontuario dell’AIC sul quale sono riportati numerosi marchi e prodotti con indicata l’eventuale presenza di glutine.

LA CELIACHIA: UNA DIAGNOSI COMPLESSA

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Gli approcci per diagnosticare la celiachia

Celiachia

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